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Cannes: cresce la febbre per la Palma d’oro (e anche le polemiche)

22 maggio 2010

Il Festival di Cannes è agli sgoccioli e dopo tanti red carpet, feste e mondanità, si punta di nuovo l’attenzione solo sul concorso. Gli ultimi film in gara potrebbero destare soprese: dal discusso Rachid Bouchareb con Hors la loi, film sulla guerra d’indipendenza algerina, a  Lo zio Bomme che si ricorda del passato, di Apichapong Weerasethakul, al redivivo Nikita Mikhalkov con il seguito del celebre Il sole ingannatore.

Il red carpet del Festival di Cannes

Ma nel toto-Palma d’oro, in un’edizione contrassegnata da film su drammi umani, pubblici e privati, la Francia sembra favorita: il film del più giovane regista del festival, Xavier Beauvois, Des hommes et des dieux, è piaciuto molto ai critici, che hanno anche apprezzato la pellicola di Doug Liman Fair Game con Naomi Watts e Sean Penn. Il film italiano in concorso, La nostra vita di Daniele Luchetti sembra sia piaciuto più al pubblico che ai critici. Chissà se la giuria guidata da Tim Burton domenica sera vorrà premiare almeno uno dei bravissimi attori protagonisti.

In questa edizione il Festival ha fatto il pieno di vip italiani e star straniere, con serate evento come la festa di beneficenza Artists for Peace and Justice e il Gala dell’amfar. Ma la vera stella di quest’anno è Naomi Watts, onnipresente sui red carpet di tutto il festival.

Il cast de La Nostra Vita

Quest’anno dopo Draquila-L’Italia che trema della Guzzanti che ha innescato la canonica polemica politica, ieri ci ha pensato Outside of the law (Hors La Loi) del regista franco-algerino Rachid Bouchareb a creare polemiche, con scesa in piazza e tafferugli di un migliaio di manifestanti contro il film e un certo clima di tensione, tale da giustificare una proiezione con tanto di perquisizioni e un aumento delle forze dell’ordine.

Il film racconta gli anni dell’occupazione francese dell’Algeria attraverso gli occhi di tre fratelli separati a causa della guerra che si rincontrano a Parigi. Il film ricostruisce il massacro di algerini da parte dei coloni francesi a Setif nel 1945, e proprio questa ricostruzione sembra aver creato qualche perplessità in parte del governo francese che accusa il regista di aver tralasciato le violenze subite dai francesi, voci parlano anche di pressioni sugli organizzatori in questi giorni affinchè il film non venisse proiettato.

Bouchereb dal canto suo durante l’incontro con i giornalisti si dice perplesso della ferocia con cui è stato attaccato il suo film, che la critica, polemiche a parte ha comunque apprezzato, e cerca di smorzare i toni:

Il film ha suscitato molto interesse ma dovremmo cominciare a discuterne con calma…l’intera storia dell’indipendenza dell’Algeria non è stata ancora scritta, è una storia ancora importante perchè continua ad avere un’eco anche sul presente.

Nonostante attenzione e polemiche sul film si Bouchereb, non è certo passato inosservato l’ultimo lavoro dell’inglese Ken Loach che torna a Cannes dopo la Palma d’oro del 2006 per Il vento che accarezza l’erba, e stavolta punta il dito senza troppi mezzi termini  sulla privatizzazione della guerra in Iraq, il suo Route Irish è un indignato revenge-movie politico che denuncia contractor e corporation che lucrano su conflitti che figliano milioni di vittime innocenti.

Route Irish racconta di due amici d’infanzia che separati dalla vita tornerannno insieme come contractor in Iraq nel 2004, ma uno dei due perderà la vita e l’altro roso dai sensi di colpa indagherà a fondo in cerca di redenzione, ma troverà solo vendetta. Loach durante l’incontro con i giornalisti ne ha un pò per tutti:

Sul premiere David Cameron: L’Inghilterra ha perduto l’ennesima chance, e ha nuovamente portato al potere un privilegiato, che ha studiato in scuole private, sa fare bei sorrisi e indossare bei vestiti e, soprattutto, sa distruggere la working class, togliendole i servizi pubblici…Cameron fermerà la guerra in Iraq? Solo se servirà, altrimenti proseguirà nel crimine.

Su Obama: Ha un obbligo morale: esaminare gli affari criminali e le torture di questa guerra, dove uccidere un iracheno equivale a uccidere un kafir, un infedele. In Argentina i criminali di guerra sono assicurati alla giustizia: questo, per ora, Obama non l’ha fatto.

Sul conflitto iracheno: per me sta facendo solo vittime: milioni di bambini mutilati, case incendiate, famiglie distrutte, quattro milioni di persone in fuga. Ma vittime di questa guerra ingiusta sono pure i soldati americani, cui è dedicato il film.

Un'immagine sconvolgente dall'Iraq

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