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Manovra finanziaria: tagli alla cultura, il Centro Sperimentale di Cinematografia a rischio

31 maggio 2010

I tagli della manovra finanziaria saranno letali per molti enti culturali

La manovra finanziaria colpisce la cultura e prevede di tagliare i fondi statali a 232 enti culturali, che rischiano in questo modo la chiusura. Tra di loro c’è il Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC), ovvero una scuola di cinema, una biblioteca e una cineteca apprezzate a livello internazionale e che costituiscono una preziosa risorsa culturale del nostro paese. Nell’articolo 7 (comma 22) del “Decreto legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” si legge che a decreto approvato «lo Stato cessa di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi». Poi segue un elenco con 232 nomi, tutti importanti, molti di fama internazionali, praticamente tutti legati per la loro sopravvivenza alle sovvenzioni statali. Francesco Alberoni, presidente del CSC e della Cineteca nazionale lancia l’allarme:

«L’allegato – spiega Alberoni – con la lista delle istituzioni che non riceverebbero più i finanziamenti indica il Centro sperimentale di cinematografia al punto 137 ed è molto chiaro. Si legge infatti che “lo Stato cessa di concorrere al finanziamento” ma poiché il nostro è il caso di una di quelle istituzioni che sono totalmente finanziate dallo Stato (10 milioni di euro, ndr) significherebbe sparire. E con noi sparirebbe la Cineteca nazionale che conserva e restaura tutti i film italiani.» “A rischio l’arte e i tesori del cinema”, Repubblica.it

La facciata del Centro Sperimentale di Cinematografia

Il Centro Sperimentale di Cinematografia, fondato nel 1935, è la più importante istituzione italiana di insegnamento, ricerca e sperimentazione nel campo della cinematografia, intesa nel suo senso più ampio: film, documentario, fiction, animazione. Fra le sue finalità vi sono lo sviluppo dell’arte e della tecnica cinematografica e audiovisiva a livello d’eccellenza attraverso due distinti settori: la Scuola Nazionale di Cinema, che ha la sede principale a Roma e sedi distaccate in Piemonte, Lombardia e Sicilia si pone come missione lo sviluppo dell’arte e della tecnica cinematografica ai massimi livelli; e la Cineteca Nazionale, che conserva il patrimonio filmico italiano (circa 80.000 film di cui 2000 disponibili per la diffusione culturale) e si occupa della conservazione, l’incremento e il restauro delle opere. Dal CSC provengono alcuni dei più grandi personaggi italiani legati al cinema, tra i quali Michelangelo Antonioni e Alida Valli, ed anche oggi gran parte dei nomi che contano sono formati da questa scuola: dalla generazione di Bellocchio e della Cavani a quella di Verdone, Virzì, Archibugi, così come gli attori Riccardo Scamarcio e Alba Rorhwacher.

«Anche in termini semplicemente economici – dice Alberoni – cancellare il CSC significherebbe distruggere un patrimonio di decine e decine di milioni di euro, una cifra ben più consistente dei dieci milioni che lo Stato assegna ogni anno al CSC. Presso la Cineteca nazionale infatti sono conservati migliaia e migliaia di pellicole che richiedono un trattamento particolare. I film devono essere custoditi in appositi “cellari” a temperatura ed umidità costante per evitare il deterioramento. Tutto ciò richiede costi per il personale, per l’acquisto delle apposite strutture e per il pagamento delle bollette elettriche. Senza soldi saremmo semplicemente costretti a spegnere gli interruttori e mandare al macero i film.» Il Centro sperimentale senza fondi. Così il Paese perde la sua memoria, Repubblica.it

Ma oltre al CSC sono moltissime altre le istituzioni culturali che subiranno gravi danni a causa di questi tagli. Tra gli enti che rischiano la chiusura vi sono anche la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma, l’associazione musicale Giovanile (Agimus) e l’Associazione nazionale combattenti e reduci, la società Geografica italiana e le fondazioni Adriano Olivetti di Roma e quelle milanesi Arnoldo e Alberto Mondadori e Giangiacomo Feltrinelli, nonché il museo Poldi Pezzoli. Ma ci sono anche le fondazione Arena di Verona e festival dei Due mondi di Spoleto,  le fondazioni Gioacchino Rossini di Pesaro, Giorgio Cini di Venezia e l’Istituto Gramsci di Roma. Ma anche la fondazione Lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari e il Gabinetto Vieusseux di Firenze. Molti di questi enti hanno fatto appello al Presidente Napolitano per non restare falciati sotto la scure della manovra, soprattutto dalle istutizioni che vivono esclusivamente grazie ai finanziamenti statali.

Sono state ovviamente forti le reazioni ai tagli previsti dalla manovra finanziaria. Ecco le dichiarazioni dell’assessore regionale alla cultura dell’Umbria, indignato per i tagli al Festival dei Due mondi si Spoleto:

Dal mondo della cultura si è levato subito un grido di dolore, di richiesta di interventi del presidente Napolitano ma anche di accuse. «I tagli sono un segno d’inciviltà di un Governo che ritiene inutili le spese per la cultura» per l’assessore regionale dell’Umbria alla cultura, Fabrizio Bracco, che considera «da valutare soprattutto le conseguenze di questa scelta per la Fondazione del Festival dei Due mondi di Spoleto. Decidendo tagli di fondi per istituzioni come il Festival di Spoleto il Governo non coglie neanche il valore economico e di attrattiva dal punto di vista turistico e culturale, preferendo invece sparare a zero su investimenti considerati, a torto, improduttivi». Tagli alla cultura: definanziati 232 enti. Bondi: no a riduzioni indiscriminate, Il Messaggero.it

Il ministro Sandro Bondi

Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, dichiara di non essere d’accordo con i tagli indiscriminati anche ad enti di pregio ed eccellenza: «Condivido l’esigenza di una manovra che imponga sacrifici a tutti ma non sono d’accordo con i tagli indiscriminati alla cultura, specie se la lista degli istituti tagliati dal finanziamento pubblico contiene eccellenze italiane riconosciute nel mondo.» Ad intervenire contro questi tagli sono anche molti artisti, tra di loro la cantante Ornella Vanoni, che afferma: «La cultura è sempre stata la prima a rimetterci. Purtroppo. … Ci sono stipendi degli italiani che sono irrisori e poi vedo politici, che per aver fatto due legislature, si prendono sette mila euro per tutta la vita. Allora togliamo i soldi a quelli lì e diamoli alla cultura». Anche Antonello Venditti esprime le sue critiche riguardo alla manovra e alla casta dei politici: «Se si toccano le cose di eccellenza allora è proprio finita. … La nostra capacità di pensare al futuro è sempre più ridotta, almeno da parte dei nostri governanti».

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